Presenze e assenze


Un senso del “gioco” nel significato francese del verbo “recitare” che non poteva sfuggire al mio gusto del teatro; e fu questo a rendermi curiosamente familiare Calvino. Direi che proprio quella sua vistosa difesa rivelava un terrore infantile di essere snidato, sorpreso a nudo nella fragilità di una timidezza che rischiava di mandare all’aria il fiero puntello di austerità cui sembrava aspirare accanitamente e nello stesso tempo il timore di essere preso definitivamente sul serio.

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E così Calvino si trovò testimone dell’intricata avventura che aveva costretto alla fuga Sandrino. Questo conflitto tra apparenza e invisibile lo accompagnò fino a concepire Il cavaliere inesistente che altro non era se non Sandrino assai più dominante nella vita dell’amata dalla sua corazza vuota dell’amante vivo e fin troppo esplicito per la sua presenza. La nostra separazione, dolorosissima per entrambi, avrà ancora dopo anni questa ragione, dichiarata, proprio mentre scriveva Il cavaliere inesistente, da Calvino a Piovene: “Vivere per una donna che considera la tua presenza provvisoria, perché attende il ritorno di chi se n’è allontanato, e sai che sarai tu a dover scomparire se lui torna, è già vivere nella dimensione di un fantasma”.

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Gli incontri segreti strappati a un tempo avaro venivano bruciati dalla frenesia del suo desiderio, dall’ansia di pienezza, di pace che voleva trovare. Ogni weekend invernale, da Torino si protendeva verso me in treni scomodi, scomode classi, un cappotto marrone, sempre quello, un vestito grigio troppo leggero, le mani senza guanti, infreddolite. Gli regalai guanti, un bel cappotto cammello biondo acquistato all’Old England Store e golf caldi, grandi che gli ondeggiavano sul petto magro da uccello. Ma non osava quasi metterli senza di me. Spiegava che se li metteva anche in ufficio non godeva la differenza di quando stava con me. A Torino, dalla camera ammobiliata che abitava a via Carlo Alberto 9 scendeva per mangiare pranzi a prezzo fisso in una trattoria vicina zeppa di impiegati freddolosi senza sorriso.


Elsa De Giorgi

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