Una cosa che sapevi già ancora prima di cominciare


A diciott’anni Mina studia per la maturità. Non sa cosa farà dopo. Prende la patente e usa la vecchia macchina di Antonia per alcuni viaggi quotidiani: accompagnare sua madre in parrocchia, andare a trovare Antonia in ospedale, riportare a casa Claudia quando l’uomo con cui vive comincia a picchiarla per gelosia. È più magra di una volta, anche se non più bella: ma ha carattere e stile, due qualità con cui maschera i difetti da eccentricità. Ha avuto alcuni ragazzi che non hanno mai saputo niente delle sue storie, ragazzi che Mina ha lasciato quando le cose che non sapevano le sono sembrate troppe, mentre con altri è solo andata a letto. Non per questo sono meno importanti nei suoi ricordi. Quando pensa al sesso, Mina pensa a un lavoro a domicilio: come l’idraulico, l’imbianchino, o la donna delle pulizie. Uno di quei mestieri che ti costringono a entrare nelle case degli sconosciuti. E tu giri per le stanze e ti fai un’idea della persona che ci abita dalla luminosità e dallo spazio, dalla scelta dei mobili, dal colore delle pareti, dal materiale usato per i pavimenti; e poi da certe manie come l’impilamento, la simmetria, il parallelismo tra linee dritte; e poi dal vizio di conservare i tappi di sughero e i pezzi di spago, accumulare i giornali, riempirsi di cose inutili che qualcun altro ha buttato via; e poi dall’abitudine di chiudere il coperchio del water, stendere il bucato sul calorifero, fare una spesa piccola tutti i giorni o una spesa grande il sabato pomeriggio, asciugare i piatti o farli sgocciolare o lasciarli sporchi per la mattina dopo; e poi dai libri e dai dischi, dalle foto di famiglia, dai simboli religiosi, da quel misto di odore di cibo, odore di sonno, odore di deodorante, l’odore che ci portiamo addosso per tutta la vita. Ma la prima impressione va messa via in fretta, perché devi lavorare. E tu sospendi il giudizio e cominci a riordinare e pulire, eliminando lo sporco come puoi. Ti prendi cura di questa casa con il tuo tempo e la fatica delle tue mani, perché il posto da cui devi uscire sia migliore di quello in cui sei entrato. Ma alla fine ne esci, sempre. Ed è una cosa che sapevi già ancora prima di cominciare.


Paolo Cognetti

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