Che cos’è che vi manca?


Corsari, bucanieri, filibustieri. A tavola Oscar non parla d’altro. Vite di pirati, nomi mai sentiti prima. Henry Avery, Samuel Bellamy, William Fly, Edward Teach detto Barbanera. Le circostanze in cui scelsero la filibusta. Le imprese sanguinarie con cui costruirono la loro fama. Rossana a volte si sente in dovere di fare una domanda, mentre Roberto non finge nemmeno di ascoltare. Il televisore trasmette il notiziario della sera e lui ha il telecomando accanto al piatto, e con quello alza il volume quando le immagini che passano gli sembrano importanti. La lira è appena precipitata a quota 2200 sul dollaro. Un’ondata di fango uscita da un bacino minerario ha ucciso più di duecento persone in Trentino Alto Adige. Il paese sta andando in pezzi, e intanto un bambino di nove anni gli spiega le regole di bordo delle navi pirata: il razionamento del rum, le quote di spartizione del bottino, le punizioni corporali previste nei casi di vigliaccheria o tradimento. Era una vita dura, dice Oscar. E nonostante questo i marinai dei mercantili si ammutinavano ancora prima di subire l’arrembaggio, perché sulle loro navi erano schiavi mentre da pirati diventavano padroni di se stessi e tutti uguali, e così la comparsa del Jolly Roger all’orizzonte veniva festeggiata come una liberazione.
«Noi però non ce l’abbiamo», dice, con gli occhi bassi sui suoi spaghetti freddi. «È l’unica cosa che ci manca. Che pacco».
«Che cos’è che vi manca?», chiede Roberto, cogliendo qualche parola al volo.
«Il Jolly Roger».
«Che sarebbe che cosa? Un pappagallo?»
«Che sarebbe una bandiera. Quella con il teschio e le ossa, hai presente? A volte erano ossa, a volte qualcos’altro. Calico Jack ci aveva messo due sciabole per farsi riconoscere. Ma comunque era sempre lui, il Re Morte».
«Il re morte?», chiede Roberto aggrottando la fronte. Lascia perdere il telegiornale. Per qualche motivo, la parola morte in bocca a un bambino gli sembra un’oscenità che merita una sgridata.
«Potremmo chiedere in cartoleria», interviene Rossana, anticipandolo. «Magari ce l’hanno».
«Il Jolly Roger non è una cosa che si compra», dice Sofia. «I marinai se lo cucivano da soli, dopo che avevano tirato giù la loro bandiera inglese o francese e avevano deciso di diventare pirati».
Oscar annuisce solennemente. Sofia guarda sua madre piena di speranza. E così la mattina dopo Rossana va in città: compra un metro di stoffa bianca e due di stoffa nera, e a casa si mette al lavoro sotto gli occhi dei bambini. Non ha mai usato ago e filo se non per attaccare bottoni, ma ha fatto l’Accademia di Belle Arti e se la cava bene con le mani. Con il pennarello disegna sulla stoffa bianca un teschio e due fulmini, che Oscar ha scelto come stemma personale. Ritaglia il disegno con le forbici e lo cuce sulla stoffa nera. Aggiunge due nastrini agli angoli per poter legare la bandiera a un bastone, e poi la stende sul tavolo perché venga esaminata dai bambini. Mentre loro la osservano dall’alto di una sedia si scopre inaspettatamente ansiosa. Cerca le sigarette nella borsa, non trova l’accendino. Oscar passa un dito lungo le cuciture, tende la stoffa con le mani dove fa qualche piega.
«Perfetto», dice, alla fine. Afferra il Jolly Roger, schiocca un bacio sulla guancia di Rossana e corre fuori, inseguito da Sofia, a inventarsi un sistema per issare la bandiera sul tetto del capanno.
Così Rossana resta sola in cucina, con la sua sigaretta spenta e il cuore in gola. Non è da lei mettersi in gioco con tanta leggerezza. Roberto ormai lo chiama Effetto Oscar: ha a che fare con l’umore di sua moglie e le sorprese che lo accolgono al ritorno dal lavoro. Una sera ha trovato la tavola apparecchiata come se fosse il compleanno di qualcuno, con i piatti di plastica, i tovaglioli colorati, le bibite e le patatine, e intanto loro tre si rincorrevano in giardino bagnandosi con la canna per i fiori. Ha visto Rossana vestire Oscar al mattino, e baciarlo, accarezzarlo, indagare tra i suoi desideri, come cercando di risarcirlo in anticipo per tutto quello che gli mancherà crescendo senza madre. Non è sicuro che sia un proposito molto sano. Però nel frattempo si gode l’estate più tranquilla da quando loro due sono sposati.
Ma prima com’era? Prima che arrivasse Oscar, la vita com’era? Ci sono scene dell’ultimo inverno che a Sofia sarà impossibile dimenticare. Rossana a letto, con le persiane chiuse in pieno giorno e l’aria satura di fumo, solo la brace della sua sigaretta nella stanza buia. Roberto che si allontana a piedi sulla corsia d’emergenza di un’autostrada, dopo avere inchiodato durante un litigio ed essere sceso per sbollire la rabbia. Immagini impresse nella memoria di Sofia come i cartelli dell’alfabeto in prima elementare: un grappolo d’uva per ricordarsi la u, una farfalla colorata per la f, un punto rosso e pulsante nel buio per la Depressione, le mani nei capelli di suo padre per l’Esasperazione.


Paolo Cognetti

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