Un po’ insensibile, il ragazzo


Aggiunse che andava a fumarsi una sigaretta in strada mentre parlavano. Si era messo un litro di profumo addosso, quell’uomo. Però la bocca gli sa di alcol e sono soltanto le nove del mattino. Salutò guardandosi allo specchio dell’ingresso. Presuntuoso. E poi, autoritario?, cordiale ma secco?, a Nerea:

«Sbrigati».

 

Cinque minuti, gli promise. Alla fine furono quindici. Da sole, a sua madre: che quel viaggio a Londra significava molto per lei.

«Faccio fatica a immaginare te che partecipi alle conversazioni di tuo marito con i clienti. Oppure, senza dirmi niente, ti sei messa a lavorare nella sua azienda?»

«A Londra farò un serio tentativo di salvare il nostro matrimonio

«Un altro tentativo?»

«L’ultimo.»

«E stavolta quale sarà la tattica? Gli rimarrai attaccata così non te le mette con la prima che incrocia?»

«Ama, per favore. Non rendermi le cose più difficili.»

«Stai benissimo. Hai cambiato parrucchiera?»

«È sempre la stessa.»

Nerea abbassò di colpo il tono di voce. Ai primi bisbigli, la madre si voltò a guardare verso la porta di casa, come se temesse che qualche estraneo le stesse spiando. No, niente, è che avevano scartato l’idea di adottare un bambino. Da tanto che ne parlavano. Un cinese, un russo, un africano. Un maschietto o una femminuccia. Nerea non aveva perso la speranza, ma Quique si era tirato indietro. Lui vuole un figlio suo, carne della sua carne. Bittori:

«Adesso si è messo a parlare come la Bibbia?»

«Si crede moderno, ma è più tradizionale dell’arroz con leche

Nerea si era informata per suo conto sulle pratiche per richiedere l’adozione e, sì, avevano tutti i requisiti. I soldi non erano un impedimento. Era disposta a viaggiare fino in capo al mondo e a essere finalmente madre anche se non aveva dato alla luce la creatura. Però Quique aveva interrotto bruscamente la conversazione. No e poi no.

«Un po’ insensibile, il ragazzo, non credi

«Desidera un maschietto tutto suo, che gli assomigli, che un giorno giochi nella Real Sociedad. È ossessionato, ama. E lo avrà. Uff, quando si fissa su qualcosa! Non so con chi. Con qualcuna che si presti. Non me lo chiedere. Non ne ho la minima idea. Prenderà un utero in affitto pagando quello che c’è da pagare. Per quanto mi riguarda, lo aiuterei a trovare una donna sana che gli faccia passare lo sfizio

«Sei fuori di testa.»

«Non gliel’ho ancora detto. Immagino che in questi giorni, a Londra, ce ne sarà occasione. Ci ho pensato bene. Non ho nessun diritto di pretendere che sia infelice.»

Si sfiorarono le guance accanto alla porta di casa. Bittori: sì, se la sarebbe cavata da sola, buon viaggio. Nerea, dal pianerottolo, mentre aspettava l’ascensore, disse qualcosa sulla sfortuna, ma che non dobbiamo rinunciare all’allegria. Poi suggerì alla madre di cambiare lo zerbino.


Fernando Aramburu

5 pensieri su “Un po’ insensibile, il ragazzo

      1. a me piace come stile; la storia ovviamente mi prende perché per me la Spagna è come una seconda patria. Di lui, è il primo romanzo che leggo, però se ti interessa confrontarlo con un altro autore basco, ti consiglio vivamente Bernardo Atxaga, Il libro di mio fratello.

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