Pioggia


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Umido fin dentro le ossa. L’acqua continuava a venir giù con insistente solerzia, disseppellendo con gusto infinito i sorrisi dei bambini, tutti contenti di potersi inzuppare nelle pozzanghere che si insinuavano tra i piedi delle mamme frettolose. Scrosciava nutrendo campi semoventi di boccioli multicolore di ombrelli, che apparivano sparivano nel vorticoso fuggi fuggi della città d’inverno. Si riversava sulle strade scoprendo con un pizzico di malizia la biancheria intima di alcune procaci signore, colme come allegre giovenche, che fuggivano impazzite colte all’improvviso dal fortunale.

Clacson ovattati, luci gialle a intermittenza,
struscio di vestiti fradici.
L’idea della cioccolata calda,
il brutto voto a scuola,
stasera la partita.

I pensieri galleggiavano sull’asfalto. Sferzavano il marciapiede al posto dei piedi distratti. Si fermavano come facce ansiose ai semafori, voltandosi di qua e di là, smarriti, come a cercare il punto d’arrivo e quello di partenza. Attraversavano la strada tenendo per mano migliaia di volti assenti. I corpi correvano senza nemmeno accorgersene lontanamente, trascinati con impeto irresistibile dalla mancanza, dal capriccio, dall’incarnazione del riparo.

Un sorriso. La pioggia colava con irriverenza, quasi come uno sberleffo, sul vestito migliore di Gianni, tre rose in mano, che aspettava fiducioso da ormai un’ora l’arrivo del suo amore.

3 pensieri su “Pioggia

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