I capricci delle donne


Questa è gente eternamente irrequieta, incapace di godersi un momento di tranquillità e la loro instabilità è causata da motivi da cui è quasi immune il resto dei mortali.

Temono sempre che qualche mutamento abbia luogo nei corpi celesti e di qui nasce il loro stato d’ansia; paventano, ad esempio, che nel suo progressivo avvicinarsi al sole, la terra finisca col tempo per esserne assorbita ed ingoiata; che il volto del sole si incrosti dei suoi stessi effluvi, diventando incapace di trasmettere la luce all’universo; che la terra sia scampata d’un soffio alla carezza dell’ultima cometa che l’avrebbe potuta ridurre in un ammasso di cenere e che la prossima, che secondo i loro calcoli dovrebbe comparire fra trentuno anni, ci distruggerà tutti quanti.

Se infatti questa cometa si avvicinerà al sole, nel suo perielio, entro un certo grado (come sono indotti a credere dai loro conti), riceverà un calore dieci mila volte più intenso del ferro rovente per cui proseguirà il suo viaggio con una coda incandescente lunga più di un milione di miglia, capace di infiammare la terra e incenerirla se solo passasse ad una distanza di centomila miglia dal nucleo, o testa della cometa.

Temono anche che il sole, con la continua diffusione di raggi e senza alcun recupero, finisca per esaurirsi e per spegnersi, con la conseguente distruzione della terra e degli altri pianeti che ricevono sostentamento dalla sua luce.

Il sovrastare presunto di questi ed altri cataclismi
li tiene in perpetuo stato d’ansia:
non riescono a riposare tranquilli,
né a trarre alcun sollievo dai piaceri comuni
e dai sollazzi della vita.

Quando s’incontrano al mattino, la prima domanda che si rivolgono riguarda la salute del sole; se aveva una buona cera al momento di coricarsi e di sorgere e quali speranze possano sussistere di evitare la carezza della cometa. S’appassionano a queste discussioni, come i bambini sono affascinati da terribili storie di fantasmi e folletti e che poi hanno paura di andare a letto.

Le donne dell’isola traboccano dal desiderio di vivere, disprezzano i loro mariti e vanno matte per quegli stranieri che affollano la corte sia che provengano dal sottostante continente, sia mandati dalle varie città e corporazioni, sia presenti per i loro affari privati.

Se gli abitanti dell’isola li disprezzano, perché sono digiuni delle loro discipline, le donne scelgono fra questi gli amanti. Il grave è che i due possono darsi da fare indisturbati, perché il marito è costantemente rapito in meditazioni.

E così la signora ed il suo amante possono intrattenersi con la massima familiarità al suo cospetto, purché sia provvisto di carta e accessori e senza il battitore al fianco.

Mogli e figlie si lamentano di essere segregate nell’isola, che pure a me sembra il luogo più ameno di questo mondo; e malgrado esse abbiano a disposizione tutto il lusso possibile e sia loro permesso di fare il proprio comodo, pure bramano di vedere il mondo e prendere parte ai divertimenti della capitale. Questo è possibile solo con un permesso speciale del re, difficilissimo da ottenere perché i nobili sanno per esperienza quanto sia difficile poi far tornare le donne sull’isola.

Mi fu anche raccontata la storia di una gran dama di corte, madre di diversi figli, moglie del primo ministro, che è la persona più ricca del regno, uomo di bell’aspetto e innamoratissimo di lei, abitante nel palazzo più fastoso dell’isola. Bene: la donna scese a Lagado accampando ragioni di salute, e qui si nascose senza dar più notizie per alcuni mesi, finché il re non mandò a cercarla.

La trovarono in una sudicia bettola coperta di stracci, perché aveva dato in pegno le vesti per mantenere un vecchio lacchè deforme che la batteva tutti i giorni e dal quale riuscirono a separarla solo con la forza. Quantunque il marito l’avesse accolta con estrema gentilezza e senza il minimo rimprovero, riuscì a svignarsela di nuovo con tutti i suoi gioielli per raggiungere l’amante e da allora non s’è più sentito parlare di lei.

Al lettore questa sembrerà una storia tipicamente europea od inglese, piuttosto che di un paese tanto lontano. Desidererei che riflettesse che i capricci delle donne non conoscono limiti di clima o di nazionalità e che sono simili dappertutto, molto più di quanto si creda.


Johnathan Swift

7 pensieri su “I capricci delle donne

      1. È vero, sì, è come quelle letture che ti aprono gli occhi, magari ti fanno sentire anche più forte! Ti ricordano più che altro quanto “potere” potresti avere nella tua vita.
        Riguardo i capricci degli uomini, secondo me, non si può parlare di capricci… però, sicuro, hanno anche loro dei difetti!

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      2. Dovrei conoscerti di persona, viverti, oppure… chiedere a chi ti conosce meglio 😌
        In apparenza, non mi sembri difettosssso, d’altra parte, non sono cose che si possono dire così, pubblicamente… ti rovino la reputazione 😌😂

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