A Galatea


Io so tutti i tuoi tempi, tutti i tuoi movimenti, tutti i tuoi profumi,
e la tua ombra, e i tuoi silenzi, e il tuo seno
che fremito hanno e che colore preciso,
e il tuo incedere, e la tua malinconia, e il tuo anello, e l’attimo
e non ho più pazienza e metto il mio ginocchio sulle pietre
e ti prego,
fammi nascere.

So tutto ciò che è più lontano da te,
tanto lontano, che più non esiste vicino –
dopo mezzogiorno, dopo l’orizzonte, di là dal mare…
e tutto ciò che è al di là di questo,
e tanto lontano, che non ha più neppure nome.
Perciò piego il ginocchio e lo metto
sul ginocchio delle pietre, che lo asseconda.
E ti prego,
fammi nascere.

So tutto ciò che tu non sai mai, di te.
Il battito del cuore che segue il battito che senti,
la fine della parola di cui stai dicendo la prima sillaba,
gli alberi – ombre di legno delle tue vene,
i fiumi – ombre mobili del tuo sangue,
e le pietre, le pietre – ombre di pietra
del mio ginocchio,
che piego di fronte a te e ti prego,
fammi nascere. Fammi nascere.


Nichita Stănescu

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