Dov’è che finiva la locomotiva


Grazie al Jobs act
finalmente mia figlia
ha un lavoro occasionale,
dopo quarant’anni
di torbido e costante
sfruttamento genitoriale:
corsi di meditazione,
lezioni di pilates
e un lungo soggiorno indiano.

Tutto col mio deretano,
tutto col mio deretano!

Ma è rientrata il primo giorno
“Papà”, mi confessava,
“sono già dimissionaria.
Non vi erano tutele
e di certo non trionfava
la giustizia proletaria
Ha preso il suo contratto,
l’ha stracciato
e l’ha fatto senza indugio.

Tanto c’è il mio pertugio,
tanto c’è il mio pertugio!

Poi stamane è uscita presto
con indosso le sue Birkenstock
e il suo eskimo di Prada
con mille copie del Manifesto
da dar gratuitamente
alla gente per la strada.
Qui le ho detto “Figlia mia,
un fottuto euro te lo devi fare avere!

“Papà c’è il tuo sfintere,
papà c’è il tuo sfintere!

E la locomotiva ora si capiva
dov’è che finiva:
solcando le montagne,
giù come un siluro,
entrava in un traforo.
Ma non era il Monte Bianco,
né il Passo del Brennero:

Era il Passo del Padulo
che va dritto dritto in culo.


Luca Medici


2 pensieri su “Dov’è che finiva la locomotiva

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