Amare, amore, ossessione


Il silenzio imperterrito e disinteressato dell’inglese gli fece saltare i nervi. Così andò allo sbaraglio, senza curarsi più di usargli delicatezza.

Ma guardate come siete ridotto, diamine!”, ululò isterico.

“Come sarei ridotto?”, domandò McFenzie infastidito.

“Ma via, ammettetelo almeno!”, insistette Delacroix finalmente pago di aver provocato una reazione. “Siete diventato un indolente, un inetto, Archibald, e il peggio è che asserite di non rendervene nemmeno conto, dannazione. Siete diventato un peso. Avete capito? Un-pe-so! Mon Dieu, ma reagite, ditemi qualcosa! È possibile che non abbiate più nemmeno un briciolo di orgoglio?”, piagnucolava Delacroix. “Vedete? Ecco come siete ridotto. Siete ridotto al silenzio. Voi, ridotto al silenzio, c’è da non crederci! Abbiate il coraggio di guardare in faccia la realtà: il problema è quella donna, il suo pensiero non vi dà pace. È quella donna che fin dall’inizio vi ha impedito di affrontare tutta questa faccenda con un minimo di raziocinio. Non vi pare? Non parlate ancora? E va bene, va bene”, ammise, “pure io ho le mie colpe, io ho assistito indolente a mia volta alla vostra metamorfosi e ora mi pento di non essere intervenuto sul serio quando avrei dovuto, impedendovi di prendere a bordo con noi la contessa”, disse moderando il tono, “ma questo non cambia la sostanza delle cose. Voi non potete farvi trascinare così… da un’ossessione. Ecco, sì, l’ho detto. La vostra è un’ossessione pura e semplice. Spiegatemi come fate a essere innamorato di lei, per usare le vostre parole, se nemmeno la conoscete!”.

“A dire il vero io ho detto che la amo”, puntualizzò sir Archibald.

“E che differenza ci sarebbe?”, lo incalzò Delacroix.

“Io credo che una donna può essere amata
come un’abitudine, o una novità,
o semplicemente come qualcosa
che fa sentire meglio.
Anzi, come qualcosa che fa sentire bene.


Io non ho avuto bisogno di settimane o di mesi per capire che quando sto con Milady mi sento un altro uomo. Non ho mai conosciuto una donna come lei in tutti questi anni e voi sapete, Roger, che io ho viaggiato tanto, come voi del resto. Io non sto dicendo che Milady è la donna migliore del mondo. E non dovete pensare che io non vedo suoi difetti. Io sto dicendo che lei è la prima donna che mi fa sentire in questa maniera. E ho capito che posso stare con lei e le cose vanno bene. Posso stare senza lei e le cose vanno bene lo stesso. Ma separarmi da lei, questo è difficile. Ogni volta che succede è sempre più… come si dice? Ah sì, straziante. Stasera io rivedrò Milady. E stasera io dovrò dirle ancora una volta addio. No, Roger, no. Essere innamorati è roba da ragazzini. Amare una donna e non poterci stare insieme invece è straziante”.

“Allora cosa intendete fare?”, chiese Delacroix con durezza.

“Io vorrei non venire a casa di Marino stasera”, rispose lui con rassegnazione. “Ma…”.

“Sapete bene che non è possibile”, lo interruppe Delacroix.

“Appunto. Proprio perché so che non è possibile, verrò. Verrò e dirò a Milady che io la amo”, cantilenò senza cambiare tono.

“Io non vi capisco, Archibald. E a che servirebbe mai una cosa del genere?”.

“A dirle addio per l’ultima volta,
Roger, mi pare ovvio”.


“A me non pare tanto ovvio. Mi pare piuttosto che la stiate facendo molto più grossa di quello che è”, mormorò Delacroix leggermente confuso.

“Allora vi parlerò in tutta franchezza. Vedete, se io stasera mi presento a casa di Marino, vedo Milady e faccio finta di niente, assisto in silenzio a sua felicità, chiedendole come lei ha trascorso le giornate a casa di mio rivale e la tratto solo come mia amica, lei non avrà problemi a volermi rivedere in futuro…”.

“Il mio rivale? Archibald, ma vi sentite? Marino sarebbe il vostro rivale? Ci mancava solo la guerra dei Casanova decrepiti”, disse cercando di rimanere serio. “Comunque, provo a seguirvi nel vostro ragionamento: voi rivedete Madame a casa del vostro rivale, la trattate come un’amica e lei per questo non avrà problemi a rivedervi ancora. Cosa c’è di sbagliato? A questo punto direi che i problemi sono tutti vostri. Datemi retta, se vi rivedrete in un altro tempo e in un altro luogo sarà l’occasione per conoscervi meglio, passare un po’ di tempo insieme senza gli assilli e le situazioni paradossali che comporta il lavoro che dobbiamo fare qui. Non è mica semplice corteggiare una donna tra cammelli, datteri e sicari…”.

“Come debbo ripetervelo che io non ho intenzione di corteggiarla?”, avvampò McFenzie. “Andiamo, Roger, guardatemi: sono un vecchio, un vecchio grassone! Cosa potrebbe mai trovarci una donna come lei in me? Un rifugio? Un po’ di tenerezza? Non lo accetterei mai. E cosa potrei mai darle io? Alla mia età rischio di non essere nemmeno più un uomo. Là sotto, tra poco, sarà tutto morto, sarà tutto… come si dice? Ah sì, inerte. Inerte! Voi non capi…”, l’inglese si morse la lingua.

“Capisco, capisco”, rimuginò a denti stretti Delacroix.

“Comunque, come vi dicevo, per me è importante non rivederla più”, tagliò corto McFenzie. “Quindi se io dichiaro a lei il mio amore, brutale, stasera, prematuramente insomma, lei non potrà fare niente se non rifiutare. E l’imbarazzo che le avrò procurato farà sì che lei starà lontana da me anche in futuro. Concordate?”.

Detto così non fa una piega, effettivamente”, ammise Delacroix. “Ma se per assurdo dovesse accettare la vostra dichiarazione?”.

“L’avete detto voi stesso, Roger: per assurdo. Credete che esiste anche la minima chance?”, domandò l’inglese serenamente.

“Direi proprio di no”, asserì Delacroix ostentando massima sicurezza, soprattutto perché era ciò che l’amico voleva sentirsi dire.

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