Lettera a un dio


New York, il 5 agosto, 1918

Caro Signor Croce,

La verità fondamentale (the key) è che ho una grande paura di quel che dirò. Consideri il coraggio che mi ci vuole a sopraffarla e sia indulgente. Ho tradotto, male, per il Sig. J. E. Spingarn, il suo Breviario di Estetica e sto traducendo quel fascicolo sulla storia dell’estetica della Accademia Pontiniana. Scrivo, ho due o tre amici giovani come me (sui vent’anni), e, veramente, ho fatto loro conoscere il suo libretto (non leggono l’italiano). Molte sono le sere che abbiamo passato in grandi, furenti, inconcludenti ed ispiranti discussioni sulla sua Estetica. Le dirò, poiché non m’azzardo a spiegarle che l’ho amato per quel suo libretto immensamente e che non vado d’accordo con lei, che alcune sue frasi ce le passammo fra di noi a volte con veri gridi di gioia.

Ed ecco:

Qui non si comprano giornali italiani all’infuori della Lettura e Domenica del Corriere. Ma nella Public Library, ho scoperto tutti i numeri della Voce, e ciò mi ha dato una gran fame di cose italiane. E Spingarn mi diede una volta dei volumi legati della sua Critica. Sono affamato di quelle cose e di tutto in genere, poiché scrivo, non faccio quattrini e mi manca tutto. Ora, voglio parlare con Prezzolini, con Papini, con Soffici, con Slataper e con Palazzeschi. Voglio avere i loro libri. Non si comprano qui e non li potrei comprare. Farmeli mandare… ci vogliono più soldi di quelli che ho. Questo le chiedo: Vuole e può regalarmi copie di libri suoi, non importa quali? Vuole e può scrivermi gli indirizzi di quanti degli scrittori sopra menzionati conosce?

Capisco. È una domanda così cruda e dura la mia. Ma come si fa a scrivere una prima lettera a lei senza essere o piani e piatti come un business man o indecenti come un isterico? Penso di mandarle delle mie poesie e dei miei amici e di parlare un po’ con lei. E l’America? La guerra l’ha uccisa quasi, e prima era abbastanza morta. Io amo questo paese, e credo che diventerà il mio. Ma ho tanta voglia di conoscere gente che scrive così bene… well, può darsi che sia solo una foia che si disperderà in pochi giorni. Se lei crede così… pazienza.

È inutile, è quasi impossibile dirle qualcosa. Mi ci vuole un fondo, una sua lettera, la certezza, per lo meno, che questa mia le giungerà… e non ho neppure quella. Sia buono.

Emanuel Carnevali

***

New York, 5 Gennaio 1919

Egregio Sig. Croce:

Si ricorda d’aver ricevuto una lettera da un certo Carnevali? E che rispose con una cartolina da in montagna (Viù, Torino) promettendo che avrebbe mandato al sottoscritto qualche libro suo?

Sono stato così felice al ricevere la cartolina che veramente mi sarebbe molto penoso se Ella si fosse completamente dimenticato di tutto.

Ancora, aspetto i libri.

Ed ancora spero che Ella me li manderà,

suo

Emanuel Carnevali

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