L’alba nel deserto


Per qualcuno l’alba nel deserto della Libia è un concetto piuttosto relativo. Anzi, è un concetto punto e basta. E il motivo è che il sole ha così tanta fretta di sorgere che l’aria si fa torrida in pochissimi istanti, ricoprendo come un manto soffocante la terra fredda. Le mosche irritate dalla luce si levano subito in volo e le poche sfumature rosee dei primi minuti del mattino lasciano presto il posto all’onnipresenza impassibile del giallo sul terreno e alla compattezza sfolgorante del blu nel cielo. Altro non c’è. Branca benedisse l’arrivo del giorno con due occhiaie lunghe così: non aveva chiuso occhio per l’improvvisa paura che gli era venuta degli scorpioni. “Giuro, io non ci stavo proprio a pensare. Manco mi ricordavo degli scorpioni. Ma poi, che ne so, un istante prima di addormentarmi ho passato in rassegna gli animali che ci stanno nel deserto e mi sono venuti in mente gli scorpioni. Non ho fatto che girarmi e rigirarmi nella branda, dannazione. A un certo punto ero sicuro di avercene uno sulla schiena…”. Delacroix aveva dormito nella stessa tenda di Branca, ma non sembrava aver risentito dell’irrequietezza del compagno. Uscì allo scoperto giusto in tempo per assistere agli esercizi mattutini di McFenzie, che avvolto nel kimono faceva scintillare la katana tra i riflessi del sole nascente.

Delacroix sapeva bene che era meglio non interromperlo. “Branca, andate voi a svegliare quella donna, per favore. Archibald è impegnato e io non me la sento proprio. Senza contare che la natura chiama e devo andare a cercarmi un posto adatto per rispondere. Dopodiché devo prepararmi per servire messa, oggi è domenica. Vi aspetto, ditelo anche a Madame”. “E no, Roger, n’attimo! Pure a me mi chiama la natura e poi…”, ma il francese gli aveva già voltato le spalle. “E vabbè, andiamo dalla contessa e speriamo bene”, bofonchiò infilandosi i pantaloni e sistemandosi alla bell’e meglio i capelli. Si diresse barcollando un po’ sulla sabbia verso la tenda della donna. In lontananza vide Mishari, accovacciato vicino a Mistefa. Lo salutò con un cenno del capo. “Chissà se ha mangiato qualcosa, ’sto disgraziato…”.

Uno dei portantini berberi, un ragazzetto dalla lunga peluria sul mento con cui aveva fatto amicizia il giorno prima, gli gridò “Ciao Effendi!” scoprendo un enorme sorriso sdentato e Branca rispose agitando la mano: “Ciao Mohamed!”.

“Contessa? Contessa, è permesso? Te non sai se s’è svegliata?”, domandò a un altro arabo di guardia vicino all’ingresso della tenda. Ma quello naturalmente non capì. “Che faccio, entro?”, chiese ancora a vuoto. “Io entro, eh”, aggiunse poi alzando i palmi delle mani. “Contessa?”.

L’odore dentro la tenda di Madame De Cecco era completamente diverso da quello della tenda in cui avevano dormito lui e Delacroix. Il selvatico, il secco, lo speziato a cui si era abituato il naso di Branca lasciavano posto a una fragranza dolce e vellutata, con punte di acre piacevolezza qua e là.

L’odore, anzi il profumo, andava
intensificandosi man mano
che lui si avvicinava al sancta sanctorum.

La forma della donna era lì, sotto la zanzariera, e si espandeva e contraeva ritmicamente accompagnando un lieve russare. Forse era nuda. “Con-tessa?”, bisbigliò Branca. Ma senza sortire effetto. “Ehm… Contessa?”, provò a dire sommessamente e stavolta la donna si mosse, girandosi dall’altra parte. Il solco inequivocabile tra le natiche diceva che era effettivamente nuda. D’istinto, Branca fece un passo indietro e si voltò. “Ehm-ehm, Contessa!”, chiamò stavolta. “Mmhmmmm”, rispose la donna. “Contessa, si deve alzare, dobbiamo partire. È giorno da un pezzo. La prego, Contessa…”.

“Mmmmhm”, mugugnò ancora lei.

“Questa nun se sveglia manco con le cannonate”, disse ad alta voce. Branca guardò furtivamente l’ingresso della tenda e poi si avvicinò quatto quatto all’addormentata. Si abbassò e cercò di spiare attraverso la zanzariera, sollevandone piano piano un lembo. All’improvviso Madame De Cecco si rigirò ancora verso di lui e a lui si mozzò il fiato, il cuore cominciò a battere a mille, divenne immobile e paonazzo. “Cacchio, se si sveglia ora e mi becca”, ebbe giusto il tempo di pensare prima che lei spalancasse gli occhi e cominciasse a strillare come un ossesso. In un batter d’occhio gli arabi, Mishari e McFenzie con tanto di spada sguainata furono tutti nella tenda. Solo Delacroix non era accorso. “Nun se voleva sveglià”, si giustificò Branca. “Ma ora è sveglia…”.

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