Agli occhi di Kafka esistono solo miracoli


La satira di Kafka coglie l’insensatezza, ciò che è intricato e inattingibile, doloroso per natura, e che egli insegue con precisione sadica e spietata (come nella Colonia penale o nel Pozzo e il pensiero di Poe). Talvolta ciò che è doloroso viene mostrato in una maniera così esclusivamente bizzarra da non lasciare insorgere alcuna compassione. In momenti simili Kafka è l’affabulatore perfetto, capace di innalzare il fenomeno alla dimensione dell’assoluto, ma al tempo stesso di riservare al riso il contrasto insito nella sua esistenza, che è sempre relativa.

Nell’aneddoto Una confusione che succede ogni giorno Kafka racconta con superiore asciuttezza una vicenda quotidiana, la cui sopportazione rappresenta appunto una «confusione» quotidiana. Ma in tal modo egli mostra proprio la singolarità del quotidiano. Ciò a cui aspira è il miracolo che ogni giorno si compie. Ogni educazione umana desidera mettere a nudo cause ed effetti delle cose, ma così facendo limita la capacità di provare stupore. Si crede di rendere conoscibile il mondo sottraendogli l’incanto e di poterlo organizzare riducendolo alla dimensione del quotidiano. Ma in questa maniera l’uomo perde ogni rapporto autentico con i fenomeni. Disprezza i miracoli perché sono scomodi, perturbanti e dunque sconvenienti. (I deboli non ammettono entusiasmo, non si mostrano mai sorpresi e credono di sapere già tutto). Qui tuttavia ci ritroviamo nuovamente nella sfera del religioso, poiché la riduzione del miracolo della vita alla dimensione quotidiana è legata allo smarrimento della fede e della religione. Ma agli occhi di Kafka esistono solo miracoli. L’orrore dinanzi a una simile riduzione al quotidiano è espresso nel seguente aforisma: «Leopardi fanno irruzione nel tempio e vuotano a sorsate le anfore sacrificali: è una cosa che si ripete continuamente; infine la si può prevedere con certezza, e allora diventa una parte della cerimonia». Non è la ripetizione del fatto a renderlo quotidiano ma la sua calcolabilità, alla quale l’uomo attraverso la cultura cerca di sottomettere ogni cosa, senza eccezione.


Johannes Urzidil

5 pensieri su “Agli occhi di Kafka esistono solo miracoli

  1. da qualche parte zio Franz (forse su “lettera al padre”) scrisse anche: chi crede non s’imbatterà mai in un miracolo. dunque? non so, non ci vedo niente di religioso e una frase come “la riduzione del miracolo della vita alla dimensione quotidiana è legata allo smarrimento della fede e della religione” è davvero risibile, almeno a mio modo di sentire… ma a giudicare da come lo conosco per averci chiacchierato più volte al bar, ci avrebbe ghignato sopra pure zio Franz. l’orrore dunque, è soprattutto negli occhi di Johannes Urzidil (e dei suoi bisogni).

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