(L)Ode al bugiardo


“Prima della fine di questo secolo avverrà qualche cambiamento, su questo non nutriamo dubbi di sorta. Annoiata dalla noiosa ed edificante conversazione di quanti non hanno né lo spirito di esagerare né il genio di romanzare, stanca della persona intelligente i cui ricordi sono sempre basati sulla memoria, le cui affermazioni sono invariabilmente limitate dal criterio di possibilità e che in ogni momento possono essere corroborate dal filisteo più filisteo che si trovi presente, la Società prima o poi dovrà tornare al suo leader perduto, al colto e affascinante bugiardo. Chi sia stato il primo uomo, che senza essere uscito per la dura caccia, abbia raccontato agli altri attoniti uomini delle caverne, al tramonto, come avesse trascinato il megaterio fuori dalla violacea oscurità della cava di diaspro, o come avesse ucciso in duello il mammut per riportare le zanne dorate, non siamo in grado di dirlo, né alcuno dei moderni antropologi, nonostante tutta la loro vantata scienza, ha avuto il coraggio di dircelo. Qualunque fosse il suo nome o la sua razza, fu certamente lui il vero fondatore dei rapporti sociali. Perché lo scopo del bugiardo è semplicemente quello di incantare, deliziare e dare piacere. Lui è la base stessa della società civile, e senza di lui un pranzo, anche nella lussuosa casa dei grandi, è altrettanto noioso di una conferenza alla Royal Society, o di un dibattito alla Società degli Autori, o di una commedia farsesca del signor Burnand.

Né sarà ben accolto solo dalla Società. L’Arte, fuggendo dalla prigione del realismo, correrà per salutarlo, e per baciarlo sulle belle, false labbra, ben sapendo che lui solo possiede il grande segreto di tutte le sue manifestazioni, il segreto che la Verità è interamente e assolutamente una questione di stile; mentre la Vita – la povera, probabile, poco interessante vita umana – stanca di ripetersi a beneficio di Mr. Herbert Spencer, degli storici scientifici e degli statistici in genere, lo seguirà docilmente e tenterà di riprodurre, nella sua maniera semplice e incolta, alcune delle meraviglie di cui parla.”


Oscar Wilde

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