Ma questo non lo sapevamo ancora


Non so nemmeno spiegarti che sensazione si provava a stare lì, in mezzo al fumo acre e puzzolente delle case incendiate, in una città invasa da briganti russi in divisa e da certi mascalzoni di marinai della Crimea pronti ad arraffare tutto quello che vedevano come a tirare sul prezzo di un profumo francese o di un solvente per unghie in una drogheria del corso, due settimane dopo la fine dell’assedio!

In seguito ho pensato spesso, e lo penso anche ora, che nessuno possa capire quel che ci era accaduto… Era come se fossimo tornati dalla sponda dell’inferno. Tutto quello che apparteneva al mondo di ieri era crollato, marcito… o almeno credevamo che così fosse, e che ora sarebbe cominciato qualcos’altro.

Lo credemmo per qualche settimana.

Le settimane immediatamente dopo la fine dell’assedio… quello sì fu un periodo che valeva la pena di vivere! Ma poi finì. Figurati che per una quindicina di giorni non esisteva alcuna legge, né alcuna regola. Si vedevano contesse vendere frittelle lungo i marciapiedi. Una donna che conoscevo, un’ebrea mezza pazza dagli occhi vitrei e spiritati, passava tutto il santo giorno a cercare la sua bambina e fermava la gente per strada chiedendo dove fosse, finché non le dissero che la piccola era stata uccisa dalle Croci Frecciate e che l’avevano buttata nel Danubio. Ma lei non ci volle credere. Tutti volevano credere di essere di nuovo vivi, e che ora tutto sarebbe stato diverso, in un modo o nell’altro… Gli occhi della gente brillavano di speranza, proprio come brillano gli occhi degli innamorati, o dei tossicomani, quando farneticano del grande appagamento che dà loro l’amore o la droga… E in effetti di lì a poco tutto fu «diverso»… cioè uguale a com’era prima. Ma questo non lo sapevamo ancora.

Che cosa mi immaginavo io?…
Speravo forse che da quel momento
saremmo stati migliori, più umani?…
No, niente del genere.

Semmai in quei giorni speravamo qualcos’altro… io e tutti quelli con cui parlavo… speravamo che la paura, la sofferenza e l’orrore avessero bruciato qualcosa dentro di noi, come la pietra caustica. Forse io speravo pure che avremmo dimenticato le nostre passioni, le cattive abitudini… O forse… aspetta, mi piacerebbe dirtelo, ma con sincerità.

Forse speravamo anche qualcos’altro: che fosse ormai giunto il tempo di una gran confusione, e che tutto sarebbe rimasto così, fino alla fine del mondo. E non ci sarebbero stati poliziotti né vetrine, mai più accalappiacani e «baciamo le mani», niente più «questo è mio e questo è tuo» e «finché morte non vi separi»… Che cosa, allora?… Un grande caos, un colossale nulla, in cui l’umanità passeggia tranquilla mangiucchiando frittelle, evita di sgombrare le macerie e manda al diavolo tutto ciò a cui teneva fino a quel momento… Ma di questo nessuno osava parlare. Sai, c’era qualcosa di infernale e insieme di paradisiaco in quei giorni. Così viveva l’uomo nel giardino dell’Eden prima di cadere nel peccato. Così vivevamo noi a Budapest dopo essere caduti nel peccato.


Sándor Márai

4 pensieri su “Ma questo non lo sapevamo ancora

  1. Stavo iniziando a pensare che anche Librimprobabili stesse risentendo dell’alternanza autunno/primavera e che fosse andato in letargo… menomale che Concettuzza compensa.

    Questo libro me lo consigliasti quasi subito, senza praticamente conoscermi, dicendomi che mi sarebbe piaciuto, e diverse volte l’ho preso in mano in libreria ma poi chissà perché lo poso sempre.

    A volte mi pare che tutti i brani qui siano scritti dalla stessa persona, come filtrati sempre da te e questo me li rende simili tra loro, anche per il modo in cui li leggo forse, non so spiegarti. Inutile dire che ho apprezzato anche questo, e poi vi cerco pure metafore e riferimenti che però forse esistono solo in questo intrico di capoccia particolare

    "Mi piace"

      1. È difficile scriverlo in un commento sulla pubblica piazza del paese. Ma sono cose molto fantasiose che hanno a che fare con la distruzione in generale, i nuovi inizi, gli interrogativi, l’incertezza, la confusione, e anche un po’ di disperazione.
        Figurati, pure nella mosca li ho trovati… ma appunto: capoccia particolare

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...