Per comprenderlo bisogna provarlo


Poco prima di mezzogiorno il guardiano riapparve nel solaio, seguito da cinque arcieri che erano destinati al servizio dei prigionieri di Stato, titolo di cui ci si onorava. Aprì la porta della mia cella e introdusse i mobili che avevo chiesto e il mio desinare. Il letto fu fatto nell’alcova, il pranzo collocato sulla piccola tavola: mi fu dato un cucchiaio d’avorio, che il guardiano aveva comprato col mio denaro, e, nell’offrirmelo mi disse che il coltello e la forchetta erano vietati: come ogni utensile di metallo. Mi lasciava le fibbie delle scarpe perché erano di pietra. Soggiunse che bisognava subito ordinare il pranzo del giorno seguente, poiché non poteva tornare che all’alba. Concluse annunciandomi che l’Illustrissimo signor Segretario aveva cancellato dalla mia nota tutti i libri che avevo indicato, dicendo che me ne avrebbe forniti lui. Risposi che gli portasse i miei ringraziamenti, specie per non avermi dato nessun compagno di prigione. Il guardiano mi assicurò che sarei stato servito, ma mi fece osservare che sbagliavo nel fare l’ironico: mi avevano lasciato solo in prigione appunto per rendermela più grave.

E aveva ragione, e nei giorni seguenti ho dovuto riconoscere che un uomo, senza occupazione, rinchiuso, solo, in un luogo quasi oscuro da dove non può chiamar nessuno e dove, soltanto una volta al giorno, vede chi gli deve portare il nutrimento, si trova in un vero inferno. La compagnia d’un assassino, d’un pazzo, d’un fetido malato, d’un orso magari o d’una tigre è mille volte preferibile a una solitudine simile: essa vi esaspera. Per comprenderlo bisogna provarlo.


Giacomo Casanova

7 pensieri su “Per comprenderlo bisogna provarlo

  1. La solitidine forzata è una terribile agonia. È così che persino una cosa che potendo, sceglieremmo diviene insostenibile sotto il giogo dell’obbligo

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      1. È una storia lunga ( e noiosa in realtà) che parla di autoconsapevolezza, crescita, necessità di cambiamento al retrogusto di fuga

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      2. Storie noiose non ne esistono, dipende da come le si racconta.. La storia della fuga dai Piombi di Casanova gli spalancò le porte di tutte le corti europee. Magari anche la storia della tua fuga farà altrettanto. Comincia a raccontare

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      3. Ho subito un lapsus di lettura.. Fuga è una parola infelice, molto simile a quella della cugina da cui diverge per un sola vocale. Forse se fossimo in un bar gomito a gomito con una bottiglia di qualcosa di alcolico da scolarci in due vomiterei fuori tutto (anche quello che coscientemente credo di non sapere). Così a freddo è un pò difficile raccontarsi per me.. però grazie per averlo chiesto, ammetto d’esserne lusingata

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  2. Manca somo la bottiglia di qualcosa di alcolico (di cui mi basterebbe l’odore, in quanto reagisco all’alcohol come la più pappamolle delle astemie). Al prossimo post Domenico 😀

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