Cercare di diventare un pubblico più esigente


Mi pare che da tempo ogni giorno sia la ripetizione del precedente. Cambia solo la conta dei morti, manco la nazionalità. C’è la crisi economica, e io non ricordo un anno della mia vita in cui non ci fosse la crisi economica. Pure quando c’era il boom economico lo abbiamo saputo dopo che avevamo vissuto il boom: lì per lì ci sembrava la solita merda.

Ci sono le guerre, esattamente le stesse di prima, quelle che il presidente degli Stati Uniti d’America aveva detto, un anno fa, sarebbero terminate in 48 ore grazie a lui. Non solo non sono terminate, c’è qualche fronte in più.

Quindi lo spettacolo è sempre lo stesso,
i pagliacci sempre uguali.

E qui sta la differenza tra la vita vera e la sua trasposizione su un palco. Perché di sopra, sul palcoscenico, non c’è mai sempre lo stesso, ma solo le stesse parole. Ed è interessante pensare che nella vita vera magari cambiano le parole, ma il brodo rimane sempre quello.

Mentre recitando sul serio, quindi giocando, la ripetizione non è mai identica. Non solo perché cambia lo stato dell’attore, ma perché cambia l’osservatore, cambia il pubblico.

E il pubblico non guarda lo spettacolo: lo misura.
E a un silenzio in sala si riflette un’intonazione diversa,
a una risata un tempo rallentato

Questo, forse, è quello che dovremmo fare nel 2026: cercare di diventare nella vita un pubblico più esigente. Perché la mia paura è che lo spettacolo al quale stiamo assistendo sia esattamente quello che vogliamo vedere, essendo diventati degli spettatori distratti, col telefono in mano, che vengono attirati solo dai rumori forti, che non si accorgono degli attori scarsi.

Come tutte le buone intenzioni anche questa finirà nel nulla, ma almeno ci avremo provato o avremo pensato di provarci, che è già qualcosa.


Luca Bizzarri

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