Natività


Il quartiere di San Tommaso era stato fortunato con la guerra. Le case stavano tutte in piedi, ad eccezione di due punti verso le mura, dove erano cadute delle bombe. Tuttavia la miseria l’aveva invaso egualmente, e dovunque c’era un po’ di posto, i senza casa avevano costruito le loro capanne.

Fu Tullio che vide i bambini. Era un gruppo di bambini riuniti nell’angolo di un cortile e stavano tutti chini su qualcosa che era per terra e non si vedeva.

Uno solo dei bambini si accorse dei ragazzi che si avvicinavano. Era troppo all’esterno del gruppo, e non riusciva a vedere ciò che accadeva dentro. Egli guardò con meraviglia Daniele, e poi Tullio, e non si spaventò. Era piccolo e sudicio e vestito male. «Sta facendo i gattini» disse con importanza.

Tutti gli altri bambini stavano attenti alla gatta, uno di essi, che era il padrone della gatta, era molto animato e spingeva gli altri per cercare di tenerli lontani. La gatta stava facendo i gattini tranquillamente, dentro una scatola di cartone.

«Visto da dove è venuto fuori?» domandò un bambino.

«Da dietro» disse il padrone della gatta, «ma non si vede bene».

Un altro bambino disse seriamente: «Se sono nella pancia, si capisce da dove devono venir fuori».

Una bambina, che era la più grande di tutti quei bambini, alzò la testa ridendo, e così vide Tullio e Daniele. Allora si fece tutta rossa in viso e improvvisamente seria.

«Ih, guarda cosa sta mangiando» disse un bambino con disgusto.

Uno alla volta i bambini si accorgevano di Tullio e Daniele, e diventavano imbarazzati e silenziosi. Alla fine tutti stettero zitti. La bambina che aveva riso si era un poco ritirata dal gruppo.

«Quanti sono?» domandò Tullio.

«Quattro, per adesso» disse il padrone della gatta.

«Non ha ancora finito?» domandò Tullio. Faceva le domande con viso sorridente e un tono allegro di voce, perché i bambini non si sentissero così imbarazzati.

«Prima pareva che avesse finito, e invece ne ha fatto un altro» disse il padrone della gatta. Un altro bambino prese coraggio. «Sarebbe bene che ne facesse ancora» disse. «Poi li mangiamo, quando diventano grandi».

«Ma devono mangiare anche loro per diventar grandi» disse Tullio. «Cosa gli darete da mangiare?».

«Ci pensa la gatta a dargli il latte» disse il bambino. Tullio rise un poco. La gatta era così magra che sarebbe morta presto di fame, se non trovava niente da mangiare. «State attenti che non ve li rubino» disse.

«Oh, no» disse il padrone della gatta. «Li metto a dormire con me».


Giuseppe Berto

6 pensieri su “Natività

    1. io sono in piena fase Berto. dopo la folgorazione del Male oscuro mi son letto anche La gloria e Il cielo è rosso. sì, sapevo del titolo originale La perduta gente, cambiato poi dall’editore all’insaputa dello stesso autore. pare sia stata una scelta determinante per il successo commerciale dell’opera, anche se il titolo originale, schietto e quasi ingenuo, era molto più aderente al senso del romanzo.
      comunque m’è piaciuto assai. ora tocca ad Anonimo veneziano

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