Istinto materno


Il romanticismo etero di Breton è, come sempre, difficile da accettare. Ma apprezzo le dolci rassicurazioni che offre alla sua bambina, dicendole che «ti abbiamo creduta possibile, certa, nel preciso momento in cui, in un amore profondamente sicuro di se stesso, un uomo e una donna hanno desiderato la tua esistenza». Inseminazione dopo inseminazione, non desideravamo altro che il nostro bambino cominciasse a esistere. Mi sistemavo sul tavolo freddo dell’ambulatorio, sopportavo la fitta del catetere che attraversava serpeggiando la fessura opalina della mia cervice e sentivo il crampo familiare del liquido seminale purificato e scongelato che sgorgava direttamente nel mio utero. Mi tenevi la mano, mese dopo mese, con devozione e determinazione. Probabilmente mi stanno imbottendo di bianchi d’uovo, avevo detto sull’orlo delle lacrime. Shhh, avevi sussurrato. Shhh.

Le prime volte che ci siamo sottoposti al trattamento ho portato un sacchettino di amuleti portafortuna. A volte, dopo che l’infermiera aveva abbassato le luci ed era uscita dalla stanza, mi tenevi stretta mentre io mi toccavo fino a venire. Non era tanto una questione di romanticismo, ma più un modo per risucchiare verso l’alto il campione (anche se sapevamo già che più su di così non poteva andare). Col passare dei mesi, però, ho cominciato a lasciare a casa gli amuleti. A un certo punto mi sentivo già sufficientemente fortunata a riuscire ad arrivare a lezione con il libro giusto in mano, tanto ero scombussolata da tutto quel misurare la temperatura di prima mattina, dai kit di previsione dell’ovulazione (impossibili da leggere), dalla tortuosa esegesi di ogni secrezione che abbandonava il mio corpo, dalla disperazione che mi trapassava al comparire della prima goccia di sangue mestruale.

Frustrati dal nostro approccio costoso e inefficace, per qualche mese ci siamo avventurati fuori dal sentiero battuto, grazie a un nobile amico che aveva generosamente accettato di farci da donatore. Barattammo il tavolo di metallo gelido con la comodità del nostro letto, e le costosissime fiale con i campioni gratis del nostro amico – ce li lasciava in bagno in un vasetto di vetro che, in origine, conteneva della salsa Newman’s Own. Arrivati all’appuntamento mensile, il nostro amico donatore ci informa che sarà fuori città per una rimpatriata del college. Non volendo perdere l’ovulo del mese, ci trasciniamo di nuovo alla banca del seme.


Maggie Nelson

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