Dopo il sordo martòro
l’anima leggera come una
di queste care volandre infantili
nel ciel di ponente,
bacia le cose e s’inebria
al profumo della cedrina,
del mentastro, della silene
nella calda notte romagnola.
Va’, fuggi, come un uccellino
dalla gabbia odiata
canta, palpita, o mio cuore.
Erro per questa strada bianca
di polvere fina,
sotto la tonda luna imminente
nel cielo scolorato e puro,
solo dimenticato e dimentico.
Luna sui canneti glauchi,
su la saggina che si curva e dondola,
sul canale lacustre
su antiche mura smantellate,
su taciturne umili case,
sulla bilancia del povero pescatore,
su fanciulla che legge e sogna,
sul giardinetto agreste,
sul mare lontano che mugge,
fatua luna di agosto.
Sul lungo cammino del mendico,
sul trepido restare di due amanti
ad altri, a me benigna
luna gentile e antica.
Sul mio cuore che va,
solo dimentico, dimenticato.
Filippo De Pisis